
L’arte della vetrata policroma continua nel Quattrocento a proporre capolavori, cercando mediazione tra la tecnica tradizionale e le innovazioni compositive prospettiche.
La vetrata è ovviamente legata allo stile e alle dimensioni delle finestre a cui è destinata. pertanto la sua evoluzione quattrocentesca va vista nella chiave degli sviluppi architettonici .
I grandi cantieri delle cattedrali gotiche, soprattutto in Francia, si avviano , alla conclusione, e con la produzione di vetrate policrome realizzate secondo la tradizionale tecnica dell’accostamento tra vetri di diverso colore ,tenuti insieme da contorni di piombo. La lavorazione per riquadri tradizionali ,chiamati antelli, suggerisce per per lo più la successione e l’accostamento di telai ,e di conseguenza la giustapposizione di scene: rari ma molto interessanti sono i tentativi di realizzare scene “passanti”, sviluppate in più anelli entro un contesto ambientale unitario.
Le opere più importanti in tal senso sona a Bruges e Norimberga, mentre legati a schemi tradizionali (sia pure con l’introduzione di una nuova sensibilità protorinascimentale, grazie al coinvolgimento di pittori molto aggiornati ) appaiono i cantieri di Strasburgo e Milano.
In ogni caso la grande epoca della vetrata si chiude con il Quattrocento, un secolo ancora meraviglioso ma che segna il passaggio da un’estetica della luce a un’estetica della forma , in altri termini il passaggio dalla preziosa trasparenza della vetrata policroma alla pittura monumentale, sia come pala d’altare sia come ciclo di affreschi.