Piero della Francesca

Piero della Francesca, Battesimo di Cristo,1450 circa ,National Gallery

Esponente della seconda generazione dei pittori umanisti, realizza l’accordo tra arte e geometria tra applicazione calcolatissima delle regole prospettiche ed espressione poetica.

La formazione di Piero della Francesca si svolge a Firenze: nel 1439 è documentato accanto a Domenico Veneziano, impegnato in un ciclo di affreschi quasi completamente perduto. Salvo questo periodo giovanile, tutta l’attività del pittore si svolge in “provincia” (Sansepolcro, Arezzo, Rimini, Ferrara, Urbino, Perugia).

Durante gli anni quaranta alterna periodi di lavoro a Sansepolcro con soggiorni in altre città, fra cui Roma: a Ferrara entra in contatto con Leon Battista Alberti, e, forse, con il fiammingo Van der Weyden .A partire dal 1452 è impegnato nell’impresa più importante della carriera: gli affreschi Storia della Vera Croce nella chiesa di San Francesco ad Arezzo.

Negli anni sessanta è soprattutto attivo  a Urbino, presso la corte del duca Federico da Montefeltro. Il periodo urbinate, oltre che da alcuni memorabili lavori, e contrassegnato da fitti incontri con artisti internazionali e con lo sviluppo di studi di geometria, prospettiva e algebra , raccolti in importanti trattati.

Dalla metà degli anni settanta Piero deve smettere di dipingere , a causa della perdita della vista. Rientrato a Sansepolcro, si dedica agli studi matematici e al completamento dei trattati .L’artista che simboleggia il mondo intellettuale del Quattrocento muore, per singolare circostanza, lo stesso giorno della scoperta del Nuovo Mondo, il 12 ottobre 1492.

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