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Tre piccole capitali mantengono faticosamente il proprio ruolo di brillanti promotrici di iniziative architettoniche e decorative: il tramonto dorato delle corti rinascimentali italiane.
A Mantova animatrice della scuola culturale è Isabella D’Este, il cui corteggio con vari pittori è un’eccezionale testimonianza tra committenti e artisti.
Lo studiolo della marchesa ospita un ciclo di dipinti (oggi al Louvre) di Mantegna , Perugino, Lorenzo Costa e Correggio.
Come il fratello Alfonso D’ Este, duca di Ferrara, anche Isabella è committente di Tiziano .Alle sue iniziative si affiancano quelle del figlio Federico, che imprime una svolta “moderna ” all’arte di cprte.
Nel 1524 giunge a Mantova Giulio Romano : Palazzo Te (1527-1534) ai margini della città storica, è un esemplare laboratorio di innovazioni architettoniche e decorative .Il principale maestro ferrarese è Dosso Dossi .La presenza di un gran letterato come Ludovico Ariosto favorisce a Ferrara un clima culturale incline all’evocazione fantastica.
Dosso è uno dei protagonisti della decorazione dello studio di Alfonso D’Este, distrutto nel 1598, per il quale Tiziano ha dipinto i meravigliosi Baccanali.
A Urbino i Della Rovere subentrano ai Montefeltro. Considerata esempio supremo di eleganza e di gusto, la corte mantiene una notevole attività di committenza: Tiziano ancora una volta lavora a più riprese per i Della Rovere, mentre raggiunge l’apice la produzione di ceramiche istoriate. A Urbino inoltre si forma Federico Barocci, interprete della tradizione raffaellesca in chiave controriformistica.