
Oltre a Gerusalemme , un’altra città-simbolo, un altro omphalòs: il centro del mondo cattolico, la Chiesa politica, la cultura classica e l’impero fascista.
Come un immenso impero, luogo, luogo santo, meta turistica dell’élite settecentesca fino alle variopinte, decontestualizzate masse odierne, Roma è stata un simbolo fondamentale in ogni epoca. Stupefacenti è la quantità di immagini prodotta per immortalare gli aspetti della città. Punto di partenza sono le piante simboliche assiepano i monumenti più significativi che si rispecchiano nei Mirabilia urbis Romae, le guide dei pellegrini.
Ci sono poi i bassifondi romani dei Bamboccianti, fatti di casupole e polvere, ciambellari, suonatori, ciuchini e cani. Ancora, abbiamo la Roma pulitissima, nitida come l’Austria o il fotoritocco del Vedutismo settecentesco e e cosmopolita. Sarà Pannini a diffondere la raccolta immaginaria di vedute moderne di Roma come souvenir e a registrare il il volto potenziato della città, dell’effimero Barocco fatto di naumachie nelle piazze allagate, fontane di vino e immense strutture di stucco.
A livello urbanistico, dopo i trionfi pontefici della Controriforma arriva, spezzando via tutto il resto , il gigantismo architettonico e utopistico del regime fascista.La stratificazione culturale e sociale costituisce un ingrediente ineliminabile dell’immagine di Roma. Anche nell’ultimo tratto della sua fama: la sterminata fortuna cinematografica.