
La diaspora di artisti dopo il Sacco di Roma del 1527 accelera il confronto tra l’arte Europea e gli sviluppi stilistici italiani, e in particolare l’evoluzione tosco-romana.
Leonardo, Raffaello e Michelangelo: tre punti di riferimento imprescindibili, ai quali guardano alternativamente molte scuole antiche internazionali. La diffusione di modelli figurativi italiani è favorita da un duplice scambio: da un lato maestri europei, da Dürer a Bosch, da Mabuse a Holbein , da Metsys agli spagnoli, compiono viaggi di studio in Italia; dall’altro, la tragica situazione economica e politica porta sempre più spesso artisti e opera dall’Italia a l’estero.
Il trasferimento di Leonardo in Francia (1517) segna l’avvio dei pittori italiani con i grandi sovrani europei, che in alcuni casi , come l’Imperatore Carlo V per Tiziano, ne diventano anzi i principali committenti, sostituendosi alle antiche casate delle piccole corti italiane, avviate verso un inarrestabile declino.
Due sono i centri principali dell’ irraggiamento dei modelli italiani in Europa: Fontainebleau, dove nel cantiere della reggia si avvicendano numerosi maestri italiani di due successive generazioni, e Anversa dove al contrario ,non operano artisti italiani ma la scuola locale(sostenuta dall’attività incisoria e tipografica) promuove decisamente i caratteri stilistici del Rinascimento e poi del manierismo.
Il Cinquecento conferma insomma il primato italiano del’ arte europea, ma insieme lascia intravedere i sintomi degli sviluppi storici che faranno del Seicento il “secolo d’oro” di altre nazioni e che faranno uscire l’Italia dall’avanguardia della cultura continentale.