Catalogna e Valencia

Gonzalo Peris, Ritratto del re Jaime I1420

All’ombra di chiese gotiche austere e solenni la scuola catalana, tra tardogotico e umanesimo, propone figure di artisti disposti a confrontarsi su uno scenario internazionale

Aggregata fin dal XII secolo al regno d’Aragona, la Catalogna entra a far parte della nuova istituzione legale spagnola con il matrimonio tra i “re cattolici” del 1469. Non si tratta comunque di un semplice passaggio storico, ma dell’inizio di una duratura tensione fra l’autorità centrale (prevalentemente castigliana)e l’identità catalana.

Nella regione di Barcellona il riferimento stilistico è con i modelli fiamminghi e soprattutto con Jan Van Eych , del quale Alfonso d’Aragona possedeva opere importanti, ben conosciute anche a Napoli: la pittura catalana si mantiene sostanzialmente fedele a questo presupposto, pur entrando cautamente in contatto con le novità prospettiche italiane.

Jaume Baço Jacomart, originario di Valencia, resta legato al riferimento fiammingo nonostante un soggiorno in Italia presso Alfonso d’Aragona .A Valencia vive a lungo Bartolomé Bermejo, pittore formatosi nei Paesi Bassi, ma sostanzialmente ai margini di qualsiasi scuola, per lo spirito nomade che lo fa spesso viaggiare tra l’Aragona, L’Italia e la Catalogna. A Barcellona Bermejo entra in competizione con Jaime Huguet, uno dei maggiori artisti italiani del secondo Quattrocento, nella cui arte motivi italiani e fiamminghi si intrecciano con elementi del gotico internazionale.

Fedele alla tradizione medievale catalana, Huguet usa pesanti fondi d’oro e rilievi floreali, sui quali si profilano figure eleganti e aggraziate. Il soggiorno a Barcellona di Bermejo riesce a mutare in parte tale orientamento, aprendo una stagione umanistica che tuttavia si rivelerà di breve durata, frenata dalla crisi che colpisce la Catalogna all’inizio del Cinquecento

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