
Nel genere ritrattistico il travestimento è sempre un segno non banale, funziona come ricerca dell’identità o come scherzo esorcizzante.
La situazione più densa nella tradizione del ritratto è il travestimento consapevole, espediente adatto a far emergere paure e desideri segreti: lo troviamo nel narcisismo fotografico da Oscar Wilde a Filippo De Pisis, fino a Cindy Sherman.
I precedenti sono ritratti in veste mitologica e quelli “nascosti” in figura di santo eponimo che compiono nella pittura dal Quattrocento al Novecento prima del Rinascimento non ha senso concepire un’individualità forte da volersi addirittura travestire.
Altri casi si potevano avere quando il pittore utilizzava la modella che potesse risultare scandalosamente riconoscibile: celebre la prostituta di Caravaggio nella magnifica Madonna dei palafrenieri.
Il tipo mitologico ha uno straordinario momento di passaggio nelle teste , singolarmente cariche di emotività e scavo interiore, di Caravaggio autoritrattosi nelle fattezze di Bacco, o in quelle mostruose, della Medusa.
Il ritratto nascosto conosce invece un glorioso episodio nella Gioconda di Leonardo, vera e propria proiezione en travesti dell’artista, non scevra di ironia e allusività. Nel campo specifico del camuffamento esotico troviamo sia ritratti sia autoritratti .
E’ proprio quando l’artista deve porre un’immagine di sè che la scelta dimostra una netta intenzione caratterizzante, relativa cioè agli aspetti più selvaggi della personalità, con una chiara funzione di evasione in un mondo fantastico , in cui quel lato abnorme potrebbe trovare pieno sfogo.
