Donatello esalta l’uomo in tutte le sue espressioni, dalla dolcezza più tenera fino allo strazio lacerante: nessun artista esprime meglio di lui lo spirito intensamente umano del Quattrocento europeo.
La lunga attività di Donatello , morto ottantenne ancora nel pieno vigore dell’attività, rappresenta una svolta epocale nella storia dell’arte. Durante gli snodi della carriere ,trascorsa quasi tutta a Firenze, ma con una lunga e importante pausa a Padova, Donatello si esprime nelle dimensioni più disparate, dall’enorme monumento equestre al bronzetto da tavolo, e maneggia con disinvoltura i materiali più diversi (marmo, bronzo, terracotta, tecniche miste), in un’ inesauribile varietà di soluzioni.
Poco più che ventenne, esordisce nell’ambito del cantiere di Santa Maria del Fiore, affianco di Nanni di Banco, segnalandosi presto per la potente realizzazione di sculture di grande formato. Al 1416 risale la commissione del San Giorgio per Orsanmichele .Più avanti, nel corso degli anni venti, lavora insieme a Michelozzo, creando opere di forte aggregazione fra scultura e pittura a Firenze, Prato , Roma e Napoli.
Nello stesso periodo partecipa all’impresa collettiva della decorazione del fronte battesimale in bronzo dorato di Siena e nel 1433 si confronta con Luca Della Robbia nell’esecuzione delle due cantorie marmoree del del duomo fiorentino.
Nel 1443 si trasferisce per circa un decennio a Padova, dove esegue il monumento equestre di Gattamelata e le solenni figure dell’Altare di Sant’Antonio . L’esperienza nella fusione di grandi statue in bronzo trova applicazione anche nelle successive opere fiorentine, come la Giuditta oggi in Palazzo Vecchio e i drammatici pulpiti di San Lorenzo. Persino Giorgio Vasari, il più convinto assertore della superiorità di Michelangelo su tutti gli artisti della storia , deve concludere: ” O lo spirito Donato opera nel Buonarroto, o quello del Buonarroto anticipò di operare in Donato”
