
Dalla commistione di influssi e dall’intensità degli scambi culturali nasce la specifica linea mediterranea per l’arte quattrocentesca.
La frammentazione politica del territorio iberico, legato alle divisioni dinastiche e alla lunga dominazione araba in Andalusia, giustifica l’esistenza di diversi centri artistici , nei quali l’influsso delle grandi correnti internazionali si confronta con la persistenza di caratteri locali spesso ben definiti.
Il gusto prevalente resta tenacemente e brillantemente ancorato alla tradizione gotica, che nella Spagna quattrocentesca trova una stagione di fastosa opulenza, a cominciare dalle grandi committenze ecclesiastiche. La presenza di colossali complessi di pittura e scultura è una sorpresa per chi visita le cattedrali spagnole: polittici a più ordini sovrapposti, articolati e grandiosi , occupano gli altari fino a sovrapporsi all’architettura.
I retabli spagnoli mostrano una lettura locale, spesso ricca di gustosa originalità, di diversi influssi artistici. La presenza di Jan van Eyck in Spagna nel 1428 è il sintomo dell’ attenzione verso la pittura fiamminga, ma non mancano dialoghi importanti con la spazialità italiana, lungo le rotte mediterranee che fanno capo a Napoli. L’unificazione del regno, nell’ultimo quarto del secolo dopo il matrimonio di Ferdinando d’Aragona con Isabella di Castiglia nel 1469e conclusa con la sconfitta finale dei mori di Granada nella battaglia di Las Navas (1492), segna anche per la pittura una svolta importante .
I principali pittori spagnoli affrontano importanti viaggi in aggiornamento: il catalano Jaume BaçoJacomart soggiorna a Napoli soggiorna a Napoli e a Roma: l’andaluso Bertolomé Bermejo si forma nelle Fiandre e viaggia insistentemente in Catalogna ed Aragona; Pedro Burruguete nel 1474 si trasferisce a Urbino e diventa protagonista della corte cosmopolita di Federico da Montefalco.
