FIRME PITTORICHE

FIRME PITTORICHE

Firme pittoriche “Ho un dipinto firmato da …” Inizia così la conversazione che noi di Verdi Demma intratteniamo con molti dei nostri clienti.

Che questa sia spesso la prima cosa che la gente dice non è sorprendente, poiché comprendono che una firma può essere la chiave per stabilire l’autenticità e il valore di un’opera d’arte.

Chiunque abbia pochi dollari può accedere a un database di firme di artisti, ma ci vuole un occhio pratico per interpretare quella firma nel contesto di un’opera d’arte. Questo è esattamente il grado di competenza offerto dal team dello Studio Verdi Demma, che ha esaminato migliaia di opere d’arte.

Firme pittoriche  e Volti di grandi artisti tra l'ottocento ed il novecento

Se hai un dipinto con una firma che non puoi decifrare o un’opera firmata e devi determinare se la firma è in buona fede, possiamo fornirti le risposte che cerchi.

Una buona firma non significa che un dipinto sia autentico ma aumenta le possibilità che lo sia. Per questo motivo le firme devono essere accuratamente confrontate.

Studiamo e confrontiamo le firme e determiniamo se sono autentiche.

Se desideri scoprire se la firma sul tuo dipinto è di un artista in particolare, puoi contattarci

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Aggiornamento dei Nostri Servizi marzo 2020

Stensil Forensi

Firmare i dipinti: una lunghissima storia

Lo anticipiamo: la firma d’artista propriamente detta è una caratteristica che è diventata particolarmente diffusa negli ultimi secoli, come vedremo tra poco. Ma va detto che già nell’antichità molti artisti firmavano le loro opere, con una crescita durante il Rinascimento, epoca in cui gli artisti divennero praticamente delle star.

È famoso il marchio AD di Albrecht Dürer, il quale apponeva le proprie iniziali praticamente ovunque, anticipando di parecchi secoli questa usanza. Durante il Rinascimento, però, la maggior parte delle firme erano nascoste, e ben lontane dall’essere “scritte”. Michelangelo, per esempio, firmò alcune opere ritraendosi all’interno di esse, come accade nella Capella Sistina; lo stesso fece Raffaello all’interno Scuola di Atene, e così fece per esempio anche il Ghirlandaio nell’Adorazione dei Magi degli Innocenti.

Altri artisti scelsero di “firmare” in modo decisamente più originale e divertente.

A metà del sedicesimo secolo Bartolomeo Passerotti si firmò dipingendo un passerotto nell’angolo in basso a sinistra della Pala della Cappella di Sant’Antonio, mentre Dosso Dossi arrivò a comporre dei veri e propri rebus in piccoli dettagli dei suoi dipinti (come una “D” attraversata da un osso). E ancora, Felice Boselli, che si firmava Felix, aggiungeva spesso dei simpatici musi di gatti nei propri dipinti.

Famosa è poi la firma vergata nel bel mezzo del dipinto – ma in secondo piano – da Jan Van Eyck ne Il Ritratto dei coniugi Arnolfini, con la dichiarazione “Johannes de eyck fuit hic” ovvero “Jan von Eyck è stato qui”.

La firma diventa un’abitudine nell’ottocento

Nell’Ottocento la firma vera e propria diventerà infine una vera costante. Perché questo cambiamento? Beh, i tempi erano cambiati, e parecchio. I pittori non dipingevano più esclusivamente su contratti di committenza: questo significa che i dipinti non erano più legati a doppio filo a un mecenate o a un cliente. Erano opera del pittore, punto e basta. Per questo, nell’Ottocento romantico, la firma diventa un must have, ad affermare l’individualità dell’artista, che impone in un certo qual modo il suo marchio, il suo brand. Wikipepia