Il “Giudizio Universale” di Lelio Orsi

Lelio Orsi

by Sabrina Rinaldi

Indagini diagnostiche, condotte dallo Studio Peritale Diagnostico Alfredo Verdi Demma in collaborazione con Art-Test Pisa e CNR su Il “Giudizio Universale” di Lelio Orsi ( Novellara 1508 – ivi 1587), un dipinto dall’iconografia piuttosto insolita e singolare. Per svelarne la complessa chiave di lettura sono stati necessari tre lunghi anni ed hanno riguardato parti dell’opera, in particolare, gli stemmi messi in un secondo momento, le figura del Cristo, la base della colonna e le figure degli angeli restituite dalla recente pulitura. Lo studio effettuato sugli stemmi e sulla scritta alla base della colonna , dove vi è la sigla L.O.P , Lelio Orsi Pinxit, sono state effettuate delle indagini multispettrali e riflettografiche, mentre per le figure degli angeli emersi durante il restauro si è fatto ricorso ai raggi X.

Per la compatibilità dei materiali pittorici con la presunta data di realizzazione, è stata eseguita una indagine non invasiva basata sulla fluorescenza a raggi X.

Il dipinto prima del restauro
Prima del Restauro

I risultati hanno portato a  individuare con precisione i pigmenti utilizzati dal pittore che hanno permesso di far luce sui particolari esecutivi. La tavolozza di Lelio Orsi comprende diverse varietà di ocra, le terre d’ombra, il vermiglione, alcuni pigmenti a base di rame (limitatamente al mantello dell’angelo posto ai piedi del Redentore e al polso dell’angelo porta corona), la biacca, il prezioso blu di Lapislazzuli, indice di una committenza prestigiosa ed esigente. Va sottolineato che il blu oltremare è impiegato nell’antichità un po’ ovunque come pietra semipreziosa, più raramente come pigmento. Il secondo impiego si diffonde nel medioevo nel mondo bizantino (miniature). Il suo uso divenne più intenso in Italia nel 1300-1400, giunto dall’Afghanistan via Venezia. Il suo impiego in opere pittoriche è indice di alto tenore di vita da parte dell’utilizzatore o del committente. Nel tardo Medioevo il suo utilizzo era descritto nel contratto firmato dal pittore e dal committente, il quale molto spesso doveva versare una somma in anticipo per l’acquisto di questa polvere pregiatissima.

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Particolare del Giudizio Universale di Michelangelo ( lunetta destra)

Lelio Orsi si dimostra un pittore raffinato, dando il colore senza ricorrere ad un disegno preliminare e senza incorrere in pentimenti. Gli unici rifacimenti si individuano in corrispondenza della nuca dell’angelo portacoppa (ben visibile in radiografia), dei due angeli svelati dal recente restauro, del panneggio di Cristo che copre parzialmente il gomito dell’angelo che gli sorregge il piede, dell’occhio dell’angelo posto alla sua sinistra. La ferita del costato e il relativo zampillo sono stati eseguiti successivamente: le pennellate risultano stese sul colore già secco.

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Particolare del Giudizio Universale di Michelangelo ( lunetta sinistra)

Dagli studi svolti è emersa la committenza della famiglia Pandolfini, come si evince dai tre stemmi posti in basso al dipinto che era parte dell’arredamento di Palazzo Pandolfini in Firenze.

 

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